costa dei saraceni

Golfo di Squillace: dall’ approdo di Ulisse alla prima università al mondo

Secondo Omero , Ulisse percorse , nella Terra dei Feaci , la “Via dei due Mari” attraverso l’istmo di Calabria , l’istmo più stretto di tutta Italia . Omero descrive il percorso a piedi di Ulisse dopo il naufragio , dal mare Tirreno al mare Ionio . Nausicaa guida Ulisse alla città e reggia di Feaci , situata sullo spartiacque fra i due mari . Là (a Tiriolo) Ulisse /Omero guarda con stupore allo stesso tempo i due mari da ambidue i lati della città : il panorama unico del golfo di Sant‘Eufemia a ovest e del golfo di Squillace a est . La rotta in direzione sud verso la patria di Ulisse Itaca . Lo scudo dell’epoca omerica con le sue tipiche due insenature semicircolari corrisponde alla forma dell’istmo di Calabria con i suoi due Golfi di Sant’Eufemia e Squillace . Omero parla di un cammino di tre giorni a piedi . Arrivando ad ovest dal mare Tirreno , Ulisse naufrago approdò la , dove la terra dei Feaci era più stretta , cioè nella attuale provincia di Catanzaro . Ulisse trovò Nausicaa e le sue giovani ancelle che lavavano i panni nel fiume . L’affascinante figlia del re dei Feaci , Alcino , diede ad Ulisse informazioni significative sulla Terra dei Feaci .

Alla corte di Alcino e Arete , Ulisse fu ricevuto con amichevole ospitalità . Il giorno dopo una guida scese con Ulisse da Tiriolo al Mare Ionio . La partenza con la nave dei Feaci vicino alla foce del Corace , fra Catanzaro Lido e la Roccelletta del Vescovo di Squillace . Là sorse più tardi la colonia greca di Skylletion , e quella romana di Scolacium ( gli attuali scavi di Roccelletta ) .

“Vi sono dei campi fertili e delle praterie verdeggianti che si estendono dal piede delle colline sino alla sabbia della spiaggia marina : lì sgorga un abbondante fontana .

L’ombra delle canne rende questa sorgente deliziosa . Il viaggiatore di passaggio riporta con sé il desiderio di tornarci ; chi si sente affaticato dal lavoro aspira a cercarvi riposo” . Così scriveva nel VI sec. d.C. Flavio Magno Aurelio Cassiodoro a proposito del tratto di costa calabra tra Squillace e Soverato .Nato nell’antica Scolacium , influente uomo di stato sotto Teodorico , letterato e teologo coltissimo . Cassiodoro perseguì per tutta la vita l’idea di una integrazione culturale tra barbari e romani . Dopo aver ricoperto altissime cariche nell’amministrazione dell’impero – fu , tra l’altro , questore e segretario dello stesso Teodorico – Cassiodoro volle tornare in Calabria per trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel Vivarium , il monastero che egli aveva fondato sull’attuale promontorio di Stalettì e che sarebbe ben presto divenuto centro prepulsore di un grande rinnovamento culturale . Nel monastero infatti , i monaci si dedicavano alla preghiera , allo studio delle lettere sacre e profane , alla trascrizione dei testi antichi .Nell’uomo Cassiodoro rimase impressa per tutta la vita l’immagine fisica ed interiore della sua terra natale , se è vero che proprio in un angolo del Brutium infinitamente lontano dai centri del potere egli volle concludere una vita adusa , invece , agli onori ed allo sfarzo delle grandi corti .

Il suo centro di studio è considerato da molti la prima università al mondo . Con il termine grangia si indica inizialmente un luogo in cui si contiene il grano , ma assume in seguito l’uso di azienda agricola che gestisce terreni e pascoli appartenenti soprattutto ad enti ecclesiastici .

Tra la fine dell’ XI e gli inizi del XII secolo le fonti attribuiscono al normanno Conte Ruggero la donazione a San Bruno ed al suo gruppo di certosini un territorio nel cuore della Diocesi di Squillace ( oggi in provincia di Catanzaro ) comprendente i casali di Aurunco , Montauro e Oliviano . A partire dal 1146 la maggior parte del territorio di Gasperina viene acquistata dai certosini ed incorporata nei beni della grangia . Alla fine del XII secolo la Certosa ed i suoi possedimenti passano sotto l’osservanza dell’ordine cistercense , come dipendenza dell’abbazia di Fossanova .

Dalla fondazione al cambio di gestione il monastero era stato retto da 14 maestri , ora viene retto da abati nullis che amministrano i casali sorti sui possedimenti ereditati dai certosini . A partire dalla seconda metà del ‘500 la grangia stessa si monumentalizza con i grandiosi lavori di restauro ed abbellimento degli edifici più importanti a Montauro e Gasperina .

Nel 1808 con l’avvento dei francesi e le sopraggiunte difficoltà economiche del Governo si ebbe una ulteriore vendita di beni : la diocesi della Certosa fu soppressa e Montauro e Gasperina furono annessi alla diocesi di Gerace . Nel 1852 in seguito ad una controversia tra il Vescovo di Squillace ed il Vescovo di Gerace i paesi di Montauro e Gasperina vengono definitivamente assegnati alla diocesi di Squillace .

Françouis Leonormant descrive il fascino di questi luoghi con le parole che sorsero dal suo animo ammirato nel 1881 :

“… qui , sotto un clima scottante , la freschezza di questa ora mattutina possiede un incanto inesprimibile . l’aria è dolce e calma ; mille profumi penetranti sfuggono alla terra , esalato dal fogliame … a poco a poco , a misura s’imbianca e si rischiara …

Ad un tratto , un raggio d’oro sfiora la superficie del mare e della terra , rischiarando tutti gli oggetti di una viva e subita luce . Il disco del sole comincia a sorgere dalle onde : è Apollo Helios che rivela la sua presenza , lanciando i suoi darti vittoriosi “